Le due assoluzioni

L’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, ha dato origine a un lungo iter giudiziario. Nel primo processo Alberto Stasi scelse il rito abbreviato. Il 17 dicembre 2009 il giudice dell’udienza preliminare di Vigevano lo assolse: il quadro probatorio venne ritenuto insufficiente a sostenerne la responsabilità.

La decisione non pose fine al procedimento. L’impugnazione portò il caso davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Milano, che il 6 dicembre 2011 confermò l’assoluzione. Anche quel verdetto venne contestato con ricorso in Cassazione.

Che cosa cambia con l’appello bis

Nel 2013 la Cassazione annullò con rinvio la sentenza d’appello. Non fu una condanna pronunciata dalla Suprema Corte, ma la disposizione di un nuovo giudizio: il materiale probatorio doveva essere riesaminato secondo le indicazioni della pronuncia.

Si aprì così il cosiddetto appello bis. Il 17 dicembre 2014 la Corte d’Assise d’Appello di Milano condannò Stasi a 16 anni di reclusione, dopo la riduzione di un terzo prevista dal rito abbreviato sulla pena base di 24 anni.

Il 12 dicembre 2015 la Cassazione confermò la condanna, rendendola definitiva. La successione dei giudizi è essenziale per comprendere il caso: citare soltanto le assoluzioni iniziali o soltanto la prima condanna fa perdere il percorso che ha condotto alla decisione finale.

Sentenze, revisioni e indagini: piani distinti

Un processo concluso, una richiesta di revisione e un’attività investigativa sono passaggi differenti. La presentazione di un’istanza non equivale al suo accoglimento, così come l’esistenza di un’ipotesi investigativa non costituisce di per sé un accertamento di colpevolezza.

È questa la distinzione da conservare quando si leggono gli aggiornamenti sul caso. Nel contributo completo della rivista, il percorso viene approfondito attraverso motivazioni, contestazioni e passaggi successivi: qui ci fermiamo alle tappe del processo ordinario.

Fonti e letture

Altri articoli: Casi e cronaca ↗Segnala una correzione